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foto © Valentina Quintano |
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La creazione scenica come terapia riabilitativa e rieducativa
INTERVENTO TEATRALE presso l'Ospedale
Psichiatrico Giudiziario di Aversa
condotto da Gesualdi / Trono
Si incrociano occhi che ti scavano nelle orbite fino a farti sentire nudo e depredato di tutto quello che la tua vita normale ci imprime dentro; ti incollano ai loro sguardi di cemento e ferro. Ti senti in colpa per la tua libertà sprecata, per gli abiti sempre diversi che indossi, per il deodorante che nasconde il vero odore della tua pelle, per le sopracciglia ridisegnate e la colazione al bar, per le conclusioni affrettate e i giudizi facili chissà quante volte espressi, per tutte le volte che hai pensato scioccamente alla vendetta, per tutte le volte che non hai saputo controllare la rabbia; d’improvviso sai che è colpa tua, ma lo sai davvero, lo senti sulla pelle nel respiro, nel corpo nella voce; sei colpevole per tutte le dignità violate, per i crimini che si potevano evitare e per quelli che verranno, sei colpevole per aver avuto paura, per aver reagito con presunzione, per aver predicato un finto impegno di circostanza e praticato l’indifferenza comune a noi inguaribili normali, a noi che “non mi succederà mai di..”, a noi santi martiri della generalizzazione e del perbenismo.
Il nostro laboratorio teatrale con gli ospiti dell'O.P.G. di Aversa non ha pretese di insegnare qualcosa, ma di scrostare un po’ di intonaco che copre il muro che nasconde una realtà che ci appartiene, ma non conosciamo, magari provocare una piccola crepa che possa metterci in relazione con coloro che sono rinchiusi – che si tratti di prigioni fisiche o mentali, fa lo stesso - in un luogo in cui tutto è fermo, per cui ogni gesto, o parola, o segno, il più quotidiano, il più banale, non può passare inosservato, proprio come non passa inosservato su di una scena teatrale; e ci si ritrova nudi davanti ad occhi ai quali non è possibile mentire.
La parola chiave, il valore, che guida tutto il nostro lavoro è onestà.
Il nostro lavoro ha il tempo dell’ascolto e della nascita, della gestazione e della rinuncia che rende il parto un atto di creazione senza giudizio. La gestazione è la costruzione del silenzio perché solo da questo luogo possono nascere le parole della necessità.
Il nostro teatro è nudo come un uomo che non può nulla contro l’onestà del suo bisogno degli altri. Chi si abbandona al lavoro “accade” come se, privato della coscienza dei propri atti fosse costantemente un attimo indietro rispetto a ciò che fa, e fosse costretto a seguirsi e non più a guidarsi, naturale come le lacrime che ac-cadono di per sé.
Non esiste errore esiste la responsabilità delle scelte e l’onestà di renderle atto comune.
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TeatroTerapia e oltre...
Laboratorio d'Intervento Teatrale con gli Attori Ospiti
dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa
L’attività non si
propone soltanto di utilizzare il mezzo del teatro per condurre i
partecipanti ad una viva relazione costruttiva col gruppo e con la
propria condizione, ma dà loro anche la possibilità di vedere il proprio
impegno concretizzarsi in una reale occasione di lavoro, vivere quindi
l’impegno di un mestiere, come lo è quello del teatro civile, che ti
mette di fronte alla responsabilità del messaggio pubblico che uno
spettacolo teatrale può trasmettere, affrontare la consapevolezza di
essere guardati e ascoltati da occhi e orecchie che naturalmente sono
portati al giudizio. I nostri attori hanno affrontato con coraggio il
viaggio all’interno delle proprie coscienze, consapevoli alla fine e
desiderosi di mettersi a nudo, per essere corpo e voce al servizio di
una possibile educazione preventiva rivolta non soltanto ad un pubblico
“per bene”. Essi vivono un tempo scandito da quell’urgenza di
esistere che ne amplifica gli istanti veloci di cui è composto,
contravvenendo così a tutte le regole del singolo individuo “per bene” ,
impegnato nella frenetica costruzione del sé. Questi uomini lavorano
tutto l’anno allo spettacolo con passione vera, per migliorare la
propria condizione e quella dei propri compagni, e per portare fuori una
verità fatta di corpi su cui il tempo passa irrimediabilmente senza
appello. Ogni debutto è un’occasione per dire a chi vive fuori, che le
prigioni sono ovunque: nel consumo passivo di merci, nella censura
culturale, nella mancanza di informazione, nella corruzione del sistema,
in tutte le mafie del mondo, in ogni forma di prevaricazione, nel
bombardamento mediatico, in ogni forma di egotismo, di indifferenza e di
rifiuto. C’è una metodologia di fondo che ci guida, la cui forza è nella
costante volontà e capacità di metterla in discussione. Cerchiamo di non
occultare la diversità, restituendone una rilettura nel senso di una
“nuova abilità”, posta ad effige contro ogni concetto di inferiorità. I
nostri non attori sono protagonisti di un teatro che abbandona la mera
spettacolarizzazione, per farsi mezzo di edificazione della dignità
umana.
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