Galleria Toledo Teatro stabile
d'Innovazione
O.P.G. Filippo Saporito Aversa 17 |
20 gennaio
NOI ASPETTIAMO (GODOT?)
regia e preparazione attori Gesualdi
| Trono
supervisione Enzo Moscato
con
Didì | Remo - Gogò | Maharajah -
Pozzo | Massimo - Lucky | Giuseppe
foto di scena Valentina Quintano
17 gennaio ore 12
IL TEMPO E L'ATTESA
tavola rotonda
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moderatore
Giuseppe Di Bello
relatori
Adolfo Ferraro
Enzo Moscato
Enrico De Notaris
Laura Angiulli
Rossella Bonito Oliva
Valerio Cataldi
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giornalista
psichiatra Direttore
O.P.G. Aversa
autore attore
psichiatra
autrice regista
docente di Filosofia
Morale dell'Università
l'Orientale di Napoli
giornalista TG 2
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Dall’Ospedale
Psichiatrico Giudiziario di Aversa.
Gennaio 2008
La scelta di rappresentare un testo
teatrale come “Aspettando Godot” da
parte degli internati dell’ospedale
psichiatrico giudiziario di Aversa
mi sembra offra una possibilità
interpretativa assolutamente e
straordinariamente in linea con
l’intento di chi l’ha scritta. Non è
quindi
semplicemente una dopolavoristica
rappresentazione del testo cordiale
di un’opera di de Filippo o di
Scarpetta recitato da non
professionisti e magari carcerati,
come capita spesso di assistere. E’
invece un lavoro che va a scavare
dentro le anime di chi vive
tragicamente una condizione di Tempo
che diventa Attesa
(e non altro), in un luogo-
l’ospedale psichiatrico giudiziario-
in cui la malattia mentale ritenuta
socialmente pericolosa ha trascinato
e trattenuto anche quei quattro che
rappresenteranno Samuel Beckett sul
palcoscenico di un teatro. Il Tempo
del Manicomio- del resto - è un
tempo fermo , immobile , privo di
guizzi , se non quelli che possono
essere sviluppati dalla
riacutizzazione della patologia. Un
Tempo di abbandoni e di solitudine ,
e di Attese per l’appunto.
Ecco perché rappresentare Beckett da
parte di un gruppo di internati
dell’ospedale psichiatrico
giudiziario di Aversa assume una
molteplice valenza di significati ,
e tutti da lasciarti con la
sensazione di un pugno nello
stomaco.
E’ rappresentazione , e quindi
racconto e partecipazione. E’
certamente riabilitazione , con il
laboratorio di teatroterapia della
struttura aversana in cui il lavoro
del gruppo ha preso forma. E’
ancora psicodramma , con il
rappresentarsi dolorosamente
consapevoli della durezza del
proprio vissuto. E’esibirsi , con
tutto il coraggio che questo
comporta. E’ anche l’essere
consapevoli di non
fare Arte.
Ed è ancora e soprattutto la
ulteriore denuncia di quanto
ingiusta sia la detenzione di 1200
malati di mente sparsi nei sei
ospedali psichiatrici giudiziari in
Italia, quando il sessanta per cento
di loro quelli ritenuti non più
“socialmente pericolosi” - potrebbe
essere restituito alla vita libera
solo se le dovute attenzioni
sanitarie della psichiatria
territoriale fossero realmente
attuate.
E anche nel testo di Beckett – così
come nell’ospedale psichiatrico
giudiziario - il Tempo diventa
Attesa per non accettare la
consapevolezza dell’essere
Abbandono.
Adolfo Ferraro
Lo spettacolo è dedicato a
tutti quelli che non ce l’hanno
fatta.