Laboratorio Permanente di espressione teatrale con gli attori internati dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa

 

Il Laboratorio Permanente di Ricerca Teatrale con gli “ospiti” – detenuti, internati, pazienti?...attori - dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa, che ha sede nella struttura stessa, nasce da un fortunato incontro di idee e di intenti e di esperienze, e dalla necessità di dare un contributo alla costruzione di una futura società che possa essere concepita senza margini o limiti che definiscono, come si è sempre fatto, il dentro e il fuori, là dove chi è considerato fuori non è degnato neanche del più crudele rifiuto, ma viene pudicamente e “candidamente” ignorato. Il desiderio di lavorare in strutture e con soggetti a rischio, con chi è considerato “diverso”, è strettamente legato ad una riflessione doverosa sulla condizione di tutti coloro che subiscono la società, e le cui reazioni a questo sistema di cose sono gioco-forza considerate “fuori dal normale”. Questi esseri diversamente umani evadono lo spazio della ben disegnata scatola del vivere civile, il loro è un tempo scandito da quell’urgenza di esistere che paradossalmente ne amplifica gli istanti di cui è composto, contravvenendo così a tutte le regole del singolo individuo “per bene” impegnato nella frenetica costruzione del sé. A questi uomini per bene vorremmo dire che le prigioni sono ovunque: negli occhi delle telecamere che ci controllano qualsiasi cosa facciamo, nella possibilità di ascoltare tutte le nostre conversazioni telefoniche o telematiche, nel consumo passivo di merci, nella censura culturale, nella mancanza di informazione, nella corruzione del sistema governativo, in tutte le mafie del mondo, nelle liti familiari, in ogni forma di prevaricazione, nell'alienazione del lavoro, nel bombardamento mediatico, in ogni forma di egotismo, di indifferenza e di rifiuto. Cosa accade se gli occhi di chi il cielo può guardarlo soltanto alzando la testa, incrociano quelli di chi può fagocitare orizzonti ma è troppo distratto per ricordare che un cielo esiste? Un giorno di settembre in OPG, era pomeriggio e stavamo in una stanza dell'area trattamentale perché il palco del teatro era occupato per la preparazione di un convegno, lavoravamo da due ore ormai e uno dei nostri attori si allontana per andare in bagno, passati alcuni minuti si affaccia alla porta e ci chiama tutti fuori dalla stanza e ci indica i finestroni, ci dice di guardare in alto oltre il muro di cinta, di guardare il cielo che rosso così non lo vedeva da quando passava lunghi pomeriggi d'estate sulla spiaggia con la sua donna: il nostro attore ha portato il suo Estragone sul palco del Mercadante Teatro Stabile di Napoli, e poi su quello della Galleria Toledo Teatro Stabile d'Innovazione, ed ogni volta che guardando il pubblico pronunciava la parole "panorami ridenti" era quel cielo oltre il muro che guardava negli occhi degli spettatori. Ci basta questo, far saper a tutti com'è il cielo visto da un luogo da cui non puoi uscire, sia esso di cemento o fatto di prigioni mentali o di limiti fisici che in qualche modo ti costringono a non esistere. C’è una metodologia di fondo che ci guida, la cui forza è nella costante volontà e capacità di metterla in discussione. Cerchiamo di non occultare la “diversità”, restituendone una rilettura nel senso di una “nuova abilità”, posta ad effige contro ogni concetto di inferiorità. I nostri non-attori sono protagonisti di un teatro che abbandona la mera spettacolarizzazione per farsi mezzo di edificazione della dignità umana.

Il nostro lavoro all'interno dell'OPG di Aversa è possibile soprattutto grazie al suo "illuminato" Direttore, il dott. Adolfo Ferraro, e all'umanità e all'impegno costantemente prestato, del personale sanitario e penitenziario dell'area trattamentale.
A queste persone va tutto il nostro riconoscimento.

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