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Spettacoli
 

La Giostra
l’eccezione E’ la regola
(dall'opera di B. Brecht)

regia Gesualdi / Trono

con gli Attori Ospiti dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa

debutta alla XXIX edizione del Festival Internazionale di Teatro
Benevento Città Spettacolo – direzione Enzo Moscato

GIUDICE (canta)
La regola è: occhio per occhio!
Il folle si aspetta l’eccezione

Storia di un viaggio di sola andata, compagni per forza e non per scelta; eccezioni dominate da una sola regola: la legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali per la legge. Siamo tutti il Portatore - ci dicono i nostri attori dopo aver letto il testo di “Bertoldo” (L’ECCEZIONE E LA REGOLA di Bertolt Brecht); nessuno di loro vuol fare il Mercante o il Giudice – Sfruttato o sfruttatore è una questione di coscienza. E poi ci indicano la vecchia giostra a spinta, abbandonata nel viale dell’OPG – quella giostra siamo noi, abbandonati qui dentro, dimenticati perfino dal destino; vedete non gira più. E’ immutabile come il tempo che passa sulle nostre vite. Vite eccezionali che nessuna "buona società" può contenere in regole troppo generalizzanti sempre più concepite per il bene di pochi e per la sofferta sopravvivenza di molti, lontane dalla realtà vissuta dalla grande parte della collettività. Regole che ci vorrebbero sempre più bestie domate pronte a caricarsi in spalla il bagaglio dell'ingiustizia civile, che queste regole le detta, ignorando la diversità degli individui, diversità intesa come ricchezza, la cui considerazione porterebbe il giusto contrappeso alla misura sociale, sarebbe anzi occasione continua di confronto e miglioramento. Troppo spesso però le regole sono formulate ed approvate per puro interesse personale, vestite della bugia del "bene comune". Chi si trova ai margini e non rientra in nessuna categoria sociale "sicura", prevedibile, sotto controllo, si ritrova solo e disarmato ad attraversare un deserto fatto di diffidenza e sospetto, relegato nell'archivio delle eccezioni, catalogato rinchiuso e dimenticato. Reato eccezionale non previsto dalla Regola.


Lanormalità del teatro

prof. Adolfo Ferraro Psichiatra Dirigente Sanitario dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa

Quello che distingue un “classico” dalle patacche è la sua spaventosa rappresentabilità e possibilità di lettura in ogni tempo; e , potremmo dire , in ogni luogo. Un testo teatrale – nello specifico - diventa ancora di più classico quando può essere messo in scerna ovunque e rappresentato da diversi tipi di attori, e mantenere l’attualità che contraddistingue , appunto , un classico. Un classico si rivela essere “L’eccezione e la regola “ di Bertold Brecht quando viene manipolato , sentito, stritolato e vissuto dagli ospiti dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa. La storia del mercante e del portatore è l’eterna storia dello sfruttato e dello sfruttatore , categorie esistenti da sempre , e per questo attuali e particolarmente sentiti nell’animo di ognuno dei partecipanti al laboratorio di teatro - terapia che si tiene dentro le mura della struttura ; un lavoro che scava e fa partecipare , che produce consapevolezze e approfondimenti nella apparentemente giocosa atmosfera del gruppo , che si fa tetra e pensosa quando si affrontano argomenti che “toccano”. Ognuno di loro si trova lì perché ha commesso un reato – dal più banale al più efferato - ma ognuno di loro non è punibile se non con il mantenimento in un luogo di reclusione psichiatrico da cui non sanno bene quando usciranno. La vecchia giostra ritrovata negli scantinati dell’OPG diventa quindi il luogo circolare intorno a cui perdersi e ritrovarsi così come spesso sono state le loro vite. Vite brevi , se vogliamo , ma già consapevoli del loro vagare senza una collocazione precisa o una identità definita ( matto o criminale?). Nel testo i ruoli sono definiti , ma nella rappresentazione possono anche essere interpretati da ognuno di loro , in passaggi di ruoli che sono indicativi di un vissuto come lo vive uno che è malato di mente e che la sua sola presenza in OPG è la dimostrazione di un fallimento personale e sociale. Essere sfruttato e sfruttatore è il loro rapporto con il mondo esterno che spaventa e seduce e con quello interno fatto di attese e giochi circolari. Come la giostra , appunto. La valenza didascalica del testo è infine nella richiesta del “ Procurate rimedio” finale che induce ad una consapevolezza che diventa reazione e probabilmente “cura” nel senso più nobile di questo termine. Del resto : “Di nulla sia detto : è naturale in questo tempo di anarchia e di sangue, di ordinato disordine , di meditato arbitrio, di umanità disumana. Così che nulla valga come cosa immutabile” ci dice il testo. Scelto proprio perché indicativo di una spinta ad evolversi che annulla l’imbarbarimento. Per questo la rappresentazione di questi stravaganti attori/non attori non diventa più una recita o una finzione ma si trasforma misteriosamente nella dimostrazione dell’esistenza de lanormalità del teatro (e quindi dell’esistenza de lanormalità in genere ) una condizione di sfumature e paradossi borderline che molti operatori del teatro hanno cercato da sempre di rappresentare e che forse si trova molto più umilmente tra gli ospiti dell’OPG di Aversa.

Adolfo Ferraro
Giugno ‘08

 
     

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